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21/1/2008
I verdi europei si schierano a favore del P2P
LUCA CASTELLI
Condividere musica e film su Internet è reato? A rigor di legge forse sì, ma secondo i parlamentari europei verdi non dovrebbe esserlo. Il gruppo Verdi – Alleanza Libera Europea, che mette assieme i movimenti ambientalisti del continente con alcuni piccoli partiti autonomisti e può contare su quarantadue seggi al Parlamento di Strasburgo, ha lanciato una campagna apertamente a favore della condivisione di film online.
Obiettivo dell’iniziativa, che prende il nome “I Wouldn’t Steal” (“Io non ruberei”), è quello di contrastare il messaggio dell’industria dell’intrattenimento secondo cui la copia di contenuti multimediali sul Web è equiparabile al furto e al taccheggio. Per i promotori di "I Wouldn't Steal", invece, "condividere significa espandere la cultura, non ucciderla".
Sul sito ufficiale della campagna è disponibile un video che fa da parodia ai trailer antipirateria proiettati nelle sale cinematografiche prima dei film. In quelli originali, il messaggio è: “Ruberesti una borsa? Ruberesti una macchina? Ruberesti un dvd? Scaricare film da Internet è reato”. Il video di “I Wouldn’t Steal” ribatte sfacciatamente: “Non ruberei una borsa. Non ruberei una macchina. Non ruberei un televisore. Però scarico molti film”.
“L’industria dei media ha fallito nell’offrire vantaggiose alternative legali al filesharing e fallirà nel convincere i consumatori che condividere equivale a rubare”, si legge sul sito. “Sfortunatamente, ha avuto successo in un’altra area: nell’esercitare pressioni lobbistiche sui legislatori, in modo da mettere fuorilegge la condivisione e trasformare i consumatori in criminali. L'industria sostiene che le sue leggi sono necessarie per difendere i diritti degli artisti, ma in realtà ciò che sta proteggendo è solo il proprio profitto”.
Se non si era mai visto o sentito un gruppo parlamentare europeo che si schierasse così apertamente e senza peli sulla lingua a favore del filesharing, non è certo la prima volta che le problematiche relative alla condivisione di opere multimediali su Internet entrano nelle aule della politica. Finora con risultati piuttosto confusi e controproducenti, che non sono riusciti in alcun modo a "normalizzare" l'impetuosa circolazione di file in Rete.
Da un lato, ci sono alcuni governi dei maggiori paesi europei che appaiono più sensibili alle richieste dei produttori discografici e cinematografici: dalla Francia di Sarkozy, al Regno Unito alla stessa Italia della legge Urbani e dei comma sulla Siae e sul diritto d'autore. Le stesse direttive europee sul copyright viaggiano in questa direzione. Dall’altro lato, il vento dei sostenitori del filesharing sta iniziando a trovare una rappresentatività politica sempre più diffusa. Fino a ieri si trattava di poche voci isolate e trasversali; oggi, con l'iniziativa dei verdi guidati dall’italiana Monica Frassoni e da Daniel Cohn-Bendit, di un intero gruppo europarlamentare.
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